‘La Sordità’ non è un titolo poetico ma è l’unico che mi
viene in mente ascoltando e leggendo i punti del nuovo governo, tecnico che
sia, Monti. Ma non è un titolo che nasce oggi. È un titolo che nasce ancora una
volta da una domanda, ma questa volta , il quesito una risposta. Da dove nasce
tutta questa ‘rabbia’ popolare? Nasce dalla sordità dei nostri politici.
Chiariamo innanzitutto il fatto che, chi scrive, ha a malincuore usato il
termine ‘rabbia’. Le pagine di questo blog che nascono con un intento intellettuale
di tipo pasoliniano, ovvero quel lavoro intellettuale che non si ‘cristallizza’
in precetti dogmatici di tipo borghese ma piuttosto alimenta costantemente il
dibattito critico, sono, per loro natura, contro quelle espressioni della
rabbia che non siano di tipo intellettuale appunto. Eppure attorno a noi non
esiste solo questa. Attorno a noi c’è rabbia vera, quella violenta, quella che
genera scontri con la polizia e manifestazioni che definire sanguinarie non è
poi così ingiusto. C’è una domanda ma c’è anche una risposta. La rabbia, nel
nostro paese, nasce, cresce e si sviluppa perché la classe dirigente è sorda a
qualsiasi richiesta e a qualsiasi bisogno che provenga dal popolo. E quindi
questo post, avrebbe anche potuto intitolarsi ‘L’incredulità’, ovvero
l’incredulità di chi ancora, come il sottoscritto, non capisce come mai nessuno
di chi sta al governo , ieri come oggi, abbia detto “Ci troviamo in una
situazione di crisi. Le fasce più deboli non possono pagare. Pagherà la casta
politica e quella ristretta fascia benestante che, ad oggi, tiene nelle sue
mani, più della metà della ricchezza del paese”. Questo post è un post di
indignazione, altro termine forse un po’ troppo di moda, forse un po’ troppo
abusato, ed è anche un post sfacciatamente banale. E il motivo lo spiega ancora
il solito Pasolini:
Forse il lettore troverà che dico delle cose
banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono
scandalizzato.
Chi è scandalizzato è banale. Ed io forse sono fin troppo
banale. Tagliare i costi della politica e intervenire sul ceto medio-alto della
nostra società significherebbe agire poco per fare molto. Il nuovo premier ha
detto “Saranno fatti sacrifici, ma saranno equi”. Forse è un po’ tardi per gli
interventi equi dello Stato, uno Stato che fino a ora ha colpito, dilaniato,
stuprato le fasce deboli , lasciando immuni quella medio-alta, e che adesso
vuole continuare dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Questa,
consentitimi, è la prima mossa sbagliata del nuovo governo. Un governo forse
non ancora del tutto sordo, ma che si appresta a diventarlo. Persiste la
speranza. La speranza che comunque questa nuova faccia ci dia credibilità
davanti ai mercati e davanti all’Europa. Ed anche la speranza che non sia la
rabbia a mettere fine alla sordità della politica. Purtroppo per ora tutto
rimane com’è e mentre fuori, il popolo affamato grida perché ha bisogno del
pane, dentro, nel palazzo si decide l’aumento del costo del pane, ma anche
quello delle brioche.
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