venerdì 18 novembre 2011

La Sordita


‘La Sordità’ non è un titolo poetico ma è l’unico che mi viene in mente ascoltando e leggendo i punti del nuovo governo, tecnico che sia, Monti. Ma non è un titolo che nasce oggi. È un titolo che nasce ancora una volta da una domanda, ma questa volta , il quesito una risposta. Da dove nasce tutta questa ‘rabbia’ popolare? Nasce dalla sordità dei nostri politici. Chiariamo innanzitutto il fatto che, chi scrive, ha a malincuore usato il termine ‘rabbia’. Le pagine di questo blog che nascono con un intento intellettuale di tipo pasoliniano, ovvero quel lavoro intellettuale che non si ‘cristallizza’ in precetti dogmatici di tipo borghese ma piuttosto alimenta costantemente il dibattito critico, sono, per loro natura, contro quelle espressioni della rabbia che non siano di tipo intellettuale appunto. Eppure attorno a noi non esiste solo questa. Attorno a noi c’è rabbia vera, quella violenta, quella che genera scontri con la polizia e manifestazioni che definire sanguinarie non è poi così ingiusto. C’è una domanda ma c’è anche una risposta. La rabbia, nel nostro paese, nasce, cresce e si sviluppa perché la classe dirigente è sorda a qualsiasi richiesta e a qualsiasi bisogno che provenga dal popolo. E quindi questo post, avrebbe anche potuto intitolarsi ‘L’incredulità’, ovvero l’incredulità di chi ancora, come il sottoscritto, non capisce come mai nessuno di chi sta al governo , ieri come oggi, abbia detto “Ci troviamo in una situazione di crisi. Le fasce più deboli non possono pagare. Pagherà la casta politica e quella ristretta fascia benestante che, ad oggi, tiene nelle sue mani, più della metà della ricchezza del paese”. Questo post è un post di indignazione, altro termine forse un po’ troppo di moda, forse un po’ troppo abusato, ed è anche un post sfacciatamente banale. E il motivo lo spiega ancora il solito Pasolini:

Forse il lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato.

Chi è scandalizzato è banale. Ed io forse sono fin troppo banale. Tagliare i costi della politica e intervenire sul ceto medio-alto della nostra società significherebbe agire poco per fare molto. Il nuovo premier ha detto “Saranno fatti sacrifici, ma saranno equi”. Forse è un po’ tardi per gli interventi equi dello Stato, uno Stato che fino a ora ha colpito, dilaniato, stuprato le fasce deboli , lasciando immuni quella medio-alta, e che adesso vuole continuare dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Questa, consentitimi, è la prima mossa sbagliata del nuovo governo. Un governo forse non ancora del tutto sordo, ma che si appresta a diventarlo. Persiste la speranza. La speranza che comunque questa nuova faccia ci dia credibilità davanti ai mercati e davanti all’Europa. Ed anche la speranza che non sia la rabbia a mettere fine alla sordità della politica. Purtroppo per ora tutto rimane com’è e mentre fuori, il popolo affamato grida perché ha bisogno del pane, dentro, nel palazzo si decide l’aumento del costo del pane, ma anche quello delle brioche. 

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