È necessario dire, per prima cosa, che il popolo di Sinistra
è un popolo esigente. Ce lo racconta la storia: il popolo di Sinistra è un
popolo critico e diffidente per natura. Ragion per cui, quando un popolo di
Sinistra sceglie il suo leader, significa che ha veramente fiducia in quel
leader, significa che è pronto a dedicarsi totalmente a una figura che è pronto
a seguire in maniera incondizionata e appassionata. Ma il popolo di Sinistra è
un popolo critico e diffidente. La storia della sinistra è spesso una storia di
divisioni e di inspiegabili frazionamenti. Prima di Monti, il Professore della
politica italiana, è stato Romano Prodi, l’unico veramente capace di fermare
Berlusconi in diciassette anni di strapotere. Ma non è bastato. Alle sue spalle
infatti c’era una Sinistra troppo divisa, una Sinistra che negli ultimi venti
anni ha contrastato Berlusconi senza mai abbatterlo, senza mai sconfiggerlo. E
ripensando agli ultimi diciassette anni è realmente difficile comprendere se
sia stato veramente invincibile Berlusconi o se sia stata ingenua e disinteressata
l’opposizione. Il dato di fatto è che
Berlusconi è caduto, e di certo non è caduto per mano di una attuale Sinistra
troppo debole strutturalmente. Il problema della debolezza dell’attuale
Sinistra è un problema serio perché è un problema paradossale all’inverosimile.
Oggi il centrosinistra, la coalizione di Partito Democratico, Italia dei Valori
e Sinistra Ecologia e Libertà, ha la maggioranza popolare. Se andassimo alle
elezioni vincerebbe sicuramente, forse non con una maggioranza schiacciante,
come quella ottenuta dal centrodestra nelle ultime elezioni, ma vincerebbe.
Eppure non è stata questa Sinistra a far cadere Berlusconi. Eppure Bersani non
ci è riuscito. Bersani non ha il carisma. Bersani potrebbe essere un perfetto
leader democristiano, un perfetto esponente dell’UDC, per dirla in altri
termini. Bersani potrebbe essere perfino un perfetto berlusconiano, non
cambiando neppure una virgola della sua politica. Di Pietro si è perso dietro
un antiberlusconismo esasperato ed esagitato. Vendola, come ho già scritto in
un post precedente, sembrerebbe essere una speranza. Nichi Vendola è un volto
nuovo che parla un linguaggio nuovo. Ma il linguaggio del leader di SEL non è
solo un linguaggio nuovo, è un linguaggio di Sinistra, il linguaggio di chi
crede realmente nelle parole che dice. Il linguaggio di Vendola è il linguaggio
che infervora ed esalta gli utopisti sognatori di una democrazia sostanziale. È
un linguaggio intellettuale , vivo, moderato nei toni e cordiale nei modi,
disponibile al dialogo ma allo stesso tempo duro contro i presupposti
inaccettabili del berlusconismo e di quello che oggi ne resta. Vendola potrebbe
indubbiamente essere il leader di una Sinistra nuova, una Sinistra finalmente
forte in Italia, una Sinistra indisposta a scendere a compromessi con la
politica pdlista e leghista. Ma il problema resta sostanzialmente uno. Questo
problema si chiama fiducia. Quest’uomo nuovo difficilmente potrà ottenere la
fiducia del popolo di Sinistra, diffidente e critico come abbiamo detto, ma
ancora più difficile potrà ottenere la fiducia degli altri due leader
dell’odierno centrosinistra. La questione non è se Vendola sia realmente più
forte o meno di Bersani o di Di Pietro o di chiunque sia (Renzi, Letta,
Veltroni…). La questione è che Vendola è l’unico che parla un linguaggio
veramente di Sinistra. Questo post forse farà storcere il naso a qualcuno, ne
sono pienamente consapevole. Storcerà il naso chi è ancora critico e
diffidente. Proprio come me. Ma non è forse l’ora di rinunciare al nostro criticismo
e alla nostra diffidenza per la crescita dell’Italia guidata da un governo di
Sinistra?
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