lunedì 21 novembre 2011

Il Linguaggio


È necessario dire, per prima cosa, che il popolo di Sinistra è un popolo esigente. Ce lo racconta la storia: il popolo di Sinistra è un popolo critico e diffidente per natura. Ragion per cui, quando un popolo di Sinistra sceglie il suo leader, significa che ha veramente fiducia in quel leader, significa che è pronto a dedicarsi totalmente a una figura che è pronto a seguire in maniera incondizionata e appassionata. Ma il popolo di Sinistra è un popolo critico e diffidente. La storia della sinistra è spesso una storia di divisioni e di inspiegabili frazionamenti. Prima di Monti, il Professore della politica italiana, è stato Romano Prodi, l’unico veramente capace di fermare Berlusconi in diciassette anni di strapotere. Ma non è bastato. Alle sue spalle infatti c’era una Sinistra troppo divisa, una Sinistra che negli ultimi venti anni ha contrastato Berlusconi senza mai abbatterlo, senza mai sconfiggerlo. E ripensando agli ultimi diciassette anni è realmente difficile comprendere se sia stato veramente invincibile Berlusconi o se sia stata ingenua e disinteressata l’opposizione.  Il dato di fatto è che Berlusconi è caduto, e di certo non è caduto per mano di una attuale Sinistra troppo debole strutturalmente. Il problema della debolezza dell’attuale Sinistra è un problema serio perché è un problema paradossale all’inverosimile. Oggi il centrosinistra, la coalizione di Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà, ha la maggioranza popolare. Se andassimo alle elezioni vincerebbe sicuramente, forse non con una maggioranza schiacciante, come quella ottenuta dal centrodestra nelle ultime elezioni, ma vincerebbe. Eppure non è stata questa Sinistra a far cadere Berlusconi. Eppure Bersani non ci è riuscito. Bersani non ha il carisma. Bersani potrebbe essere un perfetto leader democristiano, un perfetto esponente dell’UDC, per dirla in altri termini. Bersani potrebbe essere perfino un perfetto berlusconiano, non cambiando neppure una virgola della sua politica. Di Pietro si è perso dietro un antiberlusconismo esasperato ed esagitato. Vendola, come ho già scritto in un post precedente, sembrerebbe essere una speranza. Nichi Vendola è un volto nuovo che parla un linguaggio nuovo. Ma il linguaggio del leader di SEL non è solo un linguaggio nuovo, è un linguaggio di Sinistra, il linguaggio di chi crede realmente nelle parole che dice. Il linguaggio di Vendola è il linguaggio che infervora ed esalta gli utopisti sognatori di una democrazia sostanziale. È un linguaggio intellettuale , vivo, moderato nei toni e cordiale nei modi, disponibile al dialogo ma allo stesso tempo duro contro i presupposti inaccettabili del berlusconismo e di quello che oggi ne resta. Vendola potrebbe indubbiamente essere il leader di una Sinistra nuova, una Sinistra finalmente forte in Italia, una Sinistra indisposta a scendere a compromessi con la politica pdlista e leghista. Ma il problema resta sostanzialmente uno. Questo problema si chiama fiducia. Quest’uomo nuovo difficilmente potrà ottenere la fiducia del popolo di Sinistra, diffidente e critico come abbiamo detto, ma ancora più difficile potrà ottenere la fiducia degli altri due leader dell’odierno centrosinistra. La questione non è se Vendola sia realmente più forte o meno di Bersani o di Di Pietro o di chiunque sia (Renzi, Letta, Veltroni…). La questione è che Vendola è l’unico che parla un linguaggio veramente di Sinistra. Questo post forse farà storcere il naso a qualcuno, ne sono pienamente consapevole. Storcerà il naso chi è ancora critico e diffidente. Proprio come me. Ma non è forse l’ora di rinunciare al nostro criticismo e alla nostra diffidenza per la crescita dell’Italia guidata da un governo di Sinistra?  

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