Un poeta dei nostri tempi ha cantato questo verso secondo me
esemplare tanto per il nostro passato recente quanto per il nostro futuro: “Le
barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di
progresso”. Giovedì i giovani hanno
manifestato nelle piazze delle più grandi città italiane, da Milano a Palermo,
da Firenze a Roma, passando per Torino hanno espresso il loro disappunto vero
il ‘governo dei banchieri’. Fortunatamente questo 17 novembre delle varie città
italiane non è passato e di certo non passerà alla storia come il nefasto 15
ottobre scorso, quando le frange più estreme, ma oserei dire anche più stupide,
dei movimenti di protesta, hanno offerto a Roma una semplice e gratuita
dimostrazione di che cosa sia capace l’ignoranza dell’uomo. Nel precedente post
si è parlato di ‘rabbia’ popolare, e seppur con le dovute cautele, si è cercata
e si è trovata una motivazione a questa ‘rabbia’. Ma attenzione: quello che è
successo a Roma non ha nulla a che vedere con l’indignazione del popolo. Chi ha
messo a ferro e fuoco la Capitale per cinque giorni ha un aggettivo nella
lingua italiana che lo ben identifica: fascista. Quelli che hanno spaccato le
vetrine dei negozi, hanno bruciato le automobili di quattro poveri cristi e
hanno lanciato estintori contro le forze dell’ordine non sono black bloc, non
sono no-global. Sono fascisti, ed ora di cominciare a chiamare le cose con il
loro nome. Nel momento in cui la convinzione ideologica si trasforma in
presunzione violenta e borghese stiamo parlando di fascismo. Sono pienamente
convinto del fatto che chi ha messo a ferro e fuoco Roma non abbia ideologie
politiche sociali, di sinistra e progressiste. Sono convinto altresì del fatto
che i protagonisti di quei cinque giorni di guerriglia non sono neanche
militanti di partiti di destra. Sono appunto, semplicemente fascisti. Non
lasciatevi confondere da chi vuole far passare un’immagine falsa e
mistificatoria delle ideologie in campo politico. Il fascismo non è il
contrario del comunismo per il semplice fatto che il primo, al contrario del
secondo, non è un’ideologia politica basata su un pensiero sostanziale. Il
fascismo è la distruzione, la negazione sistematica e violenta di qualsiasi
ideologia, di qualsiasi movimento democratico e critico. Quindi, viene da sé il
motivo per cui quello che è successo a Roma è l’espressione fascista di giovani
fascisti. Hanno, con la loro violenza, fatto in modo che la manifestazione
pacifica che era stata organizzata contro la crisi e contro i posti della
politica non si svolgesse e non si esprimesse. E non solo hanno permesso che la
manifestazione pacifica non si esprimessi (se si fossero fermati qui si sarebbe
anche potuto dire che sia stata l’azione di una frangia estremista del
movimento). Hanno fatto di più. Questi ‘eroi della rivoluzione’ (provate a
parlare con uno di loro. Sentirete che si sentono realmente degli eroi) hanno
asservito il potere con la loro guerriglia perché manifestando in modo
violento, spaccando vetrine, bruciando auto di poveri cristi e lanciando
estintori contro le forze dell’ordine hanno fatto sì che i ‘benpensanti’
moralisti della nostra povera patria, i bersagli della vera manifestazione
pacifica, quei politici malsani e corrotti del nostro Parlamento, potessero
sottolineare il fallimento e la violenza delle ideologie che la manifestazione
portava in piazza. Le barricate in piazza si fanno per conto della borghesia
che crea falsi miti di progresso. Ma quale rivoluzione? Hanno asservito il
potere più di quanto possa fare Emilio Fede in una settimana di telegiornale,
più di quanto posso fare Minzolini in dieci editoriali, più di quanto possa
fare Sallusti in cinque titoloni scandalistici del suo giornale, e più di
quanto possa fare la Santachè in un paio
di apparizioni nei programmi di Santoro. Questo post non è un post
anacronistico. È vero, si parla di una manifestazione avvenuta un mese fa e se
ne parla oggi che forse sarebbe più opportuno affrontare temi riguardanti il
nuovo governo Monti. Ma ci sarà tempo per affrontare questi temi. Adesso, oggi
mi premeva esprimere un messaggio: la rabbia popolare c’è, cresce, io la sento,
io sento di fare parte di un movimento di protesta che soffia continuo e che
non si ferma. Ma la protesta deve essere, oltre che attenta e civile, anche
mirata e accurata. Quello che è successo a Roma è l’esempio lampante di ciò che
non deve accadere, di ciò che la popolazione civile e democratica deve a tutti
i costi evitare se vuole che il proprio messaggio sociale passi indenne dalle
furbesche manipolazioni dei detrattori della politica sociale.
martedì 22 novembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
Il Linguaggio
È necessario dire, per prima cosa, che il popolo di Sinistra
è un popolo esigente. Ce lo racconta la storia: il popolo di Sinistra è un
popolo critico e diffidente per natura. Ragion per cui, quando un popolo di
Sinistra sceglie il suo leader, significa che ha veramente fiducia in quel
leader, significa che è pronto a dedicarsi totalmente a una figura che è pronto
a seguire in maniera incondizionata e appassionata. Ma il popolo di Sinistra è
un popolo critico e diffidente. La storia della sinistra è spesso una storia di
divisioni e di inspiegabili frazionamenti. Prima di Monti, il Professore della
politica italiana, è stato Romano Prodi, l’unico veramente capace di fermare
Berlusconi in diciassette anni di strapotere. Ma non è bastato. Alle sue spalle
infatti c’era una Sinistra troppo divisa, una Sinistra che negli ultimi venti
anni ha contrastato Berlusconi senza mai abbatterlo, senza mai sconfiggerlo. E
ripensando agli ultimi diciassette anni è realmente difficile comprendere se
sia stato veramente invincibile Berlusconi o se sia stata ingenua e disinteressata
l’opposizione. Il dato di fatto è che
Berlusconi è caduto, e di certo non è caduto per mano di una attuale Sinistra
troppo debole strutturalmente. Il problema della debolezza dell’attuale
Sinistra è un problema serio perché è un problema paradossale all’inverosimile.
Oggi il centrosinistra, la coalizione di Partito Democratico, Italia dei Valori
e Sinistra Ecologia e Libertà, ha la maggioranza popolare. Se andassimo alle
elezioni vincerebbe sicuramente, forse non con una maggioranza schiacciante,
come quella ottenuta dal centrodestra nelle ultime elezioni, ma vincerebbe.
Eppure non è stata questa Sinistra a far cadere Berlusconi. Eppure Bersani non
ci è riuscito. Bersani non ha il carisma. Bersani potrebbe essere un perfetto
leader democristiano, un perfetto esponente dell’UDC, per dirla in altri
termini. Bersani potrebbe essere perfino un perfetto berlusconiano, non
cambiando neppure una virgola della sua politica. Di Pietro si è perso dietro
un antiberlusconismo esasperato ed esagitato. Vendola, come ho già scritto in
un post precedente, sembrerebbe essere una speranza. Nichi Vendola è un volto
nuovo che parla un linguaggio nuovo. Ma il linguaggio del leader di SEL non è
solo un linguaggio nuovo, è un linguaggio di Sinistra, il linguaggio di chi
crede realmente nelle parole che dice. Il linguaggio di Vendola è il linguaggio
che infervora ed esalta gli utopisti sognatori di una democrazia sostanziale. È
un linguaggio intellettuale , vivo, moderato nei toni e cordiale nei modi,
disponibile al dialogo ma allo stesso tempo duro contro i presupposti
inaccettabili del berlusconismo e di quello che oggi ne resta. Vendola potrebbe
indubbiamente essere il leader di una Sinistra nuova, una Sinistra finalmente
forte in Italia, una Sinistra indisposta a scendere a compromessi con la
politica pdlista e leghista. Ma il problema resta sostanzialmente uno. Questo
problema si chiama fiducia. Quest’uomo nuovo difficilmente potrà ottenere la
fiducia del popolo di Sinistra, diffidente e critico come abbiamo detto, ma
ancora più difficile potrà ottenere la fiducia degli altri due leader
dell’odierno centrosinistra. La questione non è se Vendola sia realmente più
forte o meno di Bersani o di Di Pietro o di chiunque sia (Renzi, Letta,
Veltroni…). La questione è che Vendola è l’unico che parla un linguaggio
veramente di Sinistra. Questo post forse farà storcere il naso a qualcuno, ne
sono pienamente consapevole. Storcerà il naso chi è ancora critico e
diffidente. Proprio come me. Ma non è forse l’ora di rinunciare al nostro criticismo
e alla nostra diffidenza per la crescita dell’Italia guidata da un governo di
Sinistra?
venerdì 18 novembre 2011
La Sordita
‘La Sordità’ non è un titolo poetico ma è l’unico che mi
viene in mente ascoltando e leggendo i punti del nuovo governo, tecnico che
sia, Monti. Ma non è un titolo che nasce oggi. È un titolo che nasce ancora una
volta da una domanda, ma questa volta , il quesito una risposta. Da dove nasce
tutta questa ‘rabbia’ popolare? Nasce dalla sordità dei nostri politici.
Chiariamo innanzitutto il fatto che, chi scrive, ha a malincuore usato il
termine ‘rabbia’. Le pagine di questo blog che nascono con un intento intellettuale
di tipo pasoliniano, ovvero quel lavoro intellettuale che non si ‘cristallizza’
in precetti dogmatici di tipo borghese ma piuttosto alimenta costantemente il
dibattito critico, sono, per loro natura, contro quelle espressioni della
rabbia che non siano di tipo intellettuale appunto. Eppure attorno a noi non
esiste solo questa. Attorno a noi c’è rabbia vera, quella violenta, quella che
genera scontri con la polizia e manifestazioni che definire sanguinarie non è
poi così ingiusto. C’è una domanda ma c’è anche una risposta. La rabbia, nel
nostro paese, nasce, cresce e si sviluppa perché la classe dirigente è sorda a
qualsiasi richiesta e a qualsiasi bisogno che provenga dal popolo. E quindi
questo post, avrebbe anche potuto intitolarsi ‘L’incredulità’, ovvero
l’incredulità di chi ancora, come il sottoscritto, non capisce come mai nessuno
di chi sta al governo , ieri come oggi, abbia detto “Ci troviamo in una
situazione di crisi. Le fasce più deboli non possono pagare. Pagherà la casta
politica e quella ristretta fascia benestante che, ad oggi, tiene nelle sue
mani, più della metà della ricchezza del paese”. Questo post è un post di
indignazione, altro termine forse un po’ troppo di moda, forse un po’ troppo
abusato, ed è anche un post sfacciatamente banale. E il motivo lo spiega ancora
il solito Pasolini:
Forse il lettore troverà che dico delle cose
banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono
scandalizzato.
Chi è scandalizzato è banale. Ed io forse sono fin troppo
banale. Tagliare i costi della politica e intervenire sul ceto medio-alto della
nostra società significherebbe agire poco per fare molto. Il nuovo premier ha
detto “Saranno fatti sacrifici, ma saranno equi”. Forse è un po’ tardi per gli
interventi equi dello Stato, uno Stato che fino a ora ha colpito, dilaniato,
stuprato le fasce deboli , lasciando immuni quella medio-alta, e che adesso
vuole continuare dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Questa,
consentitimi, è la prima mossa sbagliata del nuovo governo. Un governo forse
non ancora del tutto sordo, ma che si appresta a diventarlo. Persiste la
speranza. La speranza che comunque questa nuova faccia ci dia credibilità
davanti ai mercati e davanti all’Europa. Ed anche la speranza che non sia la
rabbia a mettere fine alla sordità della politica. Purtroppo per ora tutto
rimane com’è e mentre fuori, il popolo affamato grida perché ha bisogno del
pane, dentro, nel palazzo si decide l’aumento del costo del pane, ma anche
quello delle brioche.
giovedì 17 novembre 2011
L' Assenza
L’Assenza
Perché in Italia non abbiamo una vera Sinistra?
Ho pensato veramente molto a come iniziare questo post e
alla fine mi sono arreso alla domanda pura e cruda così come continuo a
ripetermela da anni. Perché in Italia non abbiamo una vera Sinistra? Il
problema, a pensarci bene, è veramente diabolico e machiavellico. Viviamo in un
paese in cui soltanto il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza.
Ovvero: viviamo in un paese in cui il 90% della popolazione si spartisce il 40%
della ricchezza. Siamo un paese di precari, di operai, di operai in cassa
integrazione, di pensionati che vivono con la pensione di sociale, di uomini e
donne che non riescono ad arrivare a fine mese. Siamo , in poche parole, un
paese in cui la Sinistra, una Sinistra vera si intende, dovrebbe avere in
Parlamento una maggioranza a dir poco schiacciante. Eppure non è così. Forse
non lo è mai stato. Perché? Continua a ripetermi. Perché i lavoratori non si
sentono tutelati? Perché la Sinistra italiana non li tutela? Perché i
pensionati, nonostante le loro condizioni, continuano ancora a inneggiare a
Berlusconi? Perché per un operai metalmeccanico parlare del leader del Popolo
della Libertà equivale a parlare del leader del Partito Democratico? E nella
mia mente c’è una serie infinita di queste domande. Domande alle quali, purtroppo,
non riesco a dare una risposta. Più che una domanda, un tormento mi assilla.
Perché sarei disposto anche a un governo di forze liberali e conservatrici
qualora queste si mostrassero interessate alle questioni sociali? Questo è un
fallimento. Me ne rendo conto. I vari leader della Sinistra italiana hanno
ucciso decenni di cultura socialista e comunista in Italia.
‘Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico
dei ragazzi di strada’
Il fallimento della Sinistra italiana sta tutto nel senso di
profonda desolazione che provo nel rileggere queste parole del poeta
Majakovskij. Hanno trasformato la Sinistra, che è un movimento che parte dal
basso, in un partito pienamente inserito nelle dinamiche del Palazzo. Questo
hanno fatto, così hanno assassinato la Sinistra. Questo è un fallimento e
dobbiamo rendercene conto. Perché in un paese con uno schieramento di Sinistra
serio, organizzato, fedele agli ideali e vicino alle esigenze del popolo, non
si può permettere che Berlusconi resti così a lungo al potere. Eppure così è
stato. Tutti i leader dei partiti di Sinistra in Italia hanno accettato
supinamente le angherie di una destra ignorante e illiberale. Oggi siamo
disarmati. Oggi siamo spauriti, dispersi. A chi affidarci? Di Pietro nel suo
antiberlusconismo costante ha assunto quei caratteri propri del berlusconismo.
Bersani è un’entità indefinibile, così debole politicamente e così incerto
ideologicamente da non essere riuscito in questi anni di opposizione, a
uccidere un morto. Infine Vendola. Vendola parla un linguaggio nuovo è vero.
Vendola parla un linguaggio che arriva dritto al cuore degli elettori di
sinistra. Ma è solo. Inevitabilmente solo. Cosa resta? Chi resta? Forse niente,
forse nessuno, forse tutto. Forse restano gli uomini e le donne. Uomini e donne
di Sinistra che credono ancora nei valori di una società democratica e sempre
tesa a favorire i più deboli. Forse restano gli uomini e le donne di Sinistra,
quelli che credono ancora in una democrazia sostanziale non come un’utopia ma
come un obiettivo da raggiungere al più presto.
Questo post ha superato il limite massimo di domande
possibili. Ma voglio lasciarvi con l’ultima delle mie questioni. Perché io, e
come me tanti, giovane elettore di Sinistra, cresciuto nell’ambiente dei
Partiti di Sinistra, formatomi su una critica di tipo marxista, da sempre
vicino alle tematiche sociali, perché, oggi, non ho più fiducia nella Sinistra
italiana?
lunedì 14 novembre 2011
La Responsabilità
Senza che ce ne accorgessimo è accaduto che anche le parole
facessero la moda. E così si è sentito abusare del termine ‘moderato’ oltre
ogni limite, come si è sentito ripetere fino alla nausea la coppia
‘giustizialista’ e ‘garantista’. L’ultima, in ordine di tempo, di cui si sono
appropriati indebitamente i nostri politici è una parola chiave nel processo
democratico: Responsabilità. Cosa ancor più grave è che questa parola sia in
auge da quando il buffo Scilipoti disse di aver compiuto il suo ‘atto di
responsabilità’ passando tranquillamente dalle fila dipietriste dell’Idv a
quelle berlusconiane del Pdl, che nel frattempo si erano svuotate dei suoi componenti
finiani. È triste che io oggi debba ricordare il triste Scilipoti per
introdurre un post sulla Responsabilità. È triste, tristissimo. Grottesco più
che paradossale. Si chiede al paese ‘Responsabilità’ ma, se il nostro punto di
riferimento per ciò che concerne la Responsabilità è il triste Scilipoti, quale
futuro ci aspetta ? Il Cavaliere è caduto nel baratro che lui stesso ha scavato
in questi anni. Ora che non c’è più, è già il futuro. Ma Berlusconi potrebbe,
ahimè, mancare a molte persone. E non mi riferisco soltanto ai comici che ormai
da qualche anno non scrivevano praticamente più nulla di originale servendosi
solo per far ridere, di quello che combinava il Cavaliere. Berlusconi mancherà
a tutti coloro che non comprendono il vero significato del termine
‘responsabilità’ o, ancor peggio, considerano la ‘responsabilità’ in senso
scilipotiano (N.B. Responsabilità –in senso scilipotiano-: rivendicazione degli
interessi privati rispetto a quelli pubblici. Propensione a svendere la propria
persona e la propria ideologia, senza alcun ritegno per se stesso, nell’atto di
inseguire un pizzico di misera celebrità) . Berlusconi in fondo ci ha fatto
molto comodo. Giustamente lo abbiamo immolato a capro espiatorio sull’altare di
problemi che il suo operato ha realmente amplificato, ma in fondo si tratta di
problemi ancestrali, insiti nella cultura italiana dell’ultimo cinquantennio (e
forse anche di più). Analizziamo a titolo esemplificativo il problema dei
rapporti tra mafia e stato. Centocinquanta anni fa nacque il Regno d’Italia,
centocinquanta anni fa iniziarono inevitabilmente i rapporti tra mafia e Stato.
Niente di più vero, niente di più sconcertante. Che il governo Berlusconi abbia
avuto rapporti con la mafia è fuor di dubbio e il perché è semplice. La mafia
non cerca l’ideologia liberale o quella comunista. Non si insinua più
facilmente in un governo di destra rispetto a uno di sinistra. La mafia cerca
il potere. La mafia scende a patti con il potere. E in Italia, il potere è
stato incarnato in diciassette anni, tutto nella figura di Silvio Berlusconi. A
voi le conclusioni. Forse però adesso è arrivato il momento di chiudere con
tutto questo. Il ‘forse’ nella frase precedente è volutamente superfluo. Questi
ultimi diciassette anni ci hanno dimostrato quanto si può cadere in basso. Ma
sembra che noi italiani, di lezioni non ne abbiamo mai abbastanza (vedi : il
ventennio fascista, gli anni della DC e il craxismo). Questo è un nuovo periodo
di speranza. Roma è in fiamme, ma l’imperatore è caduto. Responsabilità
significa innanzitutto essere consci dei propri errori. In secondo luogo
significa misurare e accettare i propri limiti. In ultima istanza
Responsabilità significa sentirsi pienamente al centro di un progetto di
Ricostruzione. Noi tutti dobbiamo ricostruire l’Italia, questa povera Italia
così dilaniata e così vituperata. Responsabilità significa uscire dallo stato
di minorità in cui siamo stati rinchiusi fino ad oggi, comprendere che non c’è
più nessun capro espiatorio, non c’è più alcuna giustificazione che valga
adesso. Adesso siamo noi, con le nostre responsabilità a dover costruire e a
dover crescere.
domenica 13 novembre 2011
La Rinascita
Alla fine ha dovuto dimettersi. E lo scrivo in questo modo perché è proprio così. Berlusconi non si è dimesso. Berlusconi, alla fine, ha dovuto dimettersi. Quest'uomo che per diciassette anni ha violentato l'etica, il costume e l'intelligenza degli italiani non si è volutamente dimesso perché si è reso conto dello scempio e delle macerie che aveva lasciato attorno a lui. Alla fine Berlusconi ha dovuto dimettersi perché era impossibile continuare a mentire. E per quest'uomo, che ha costruito un personaggio e un leader sulla 'mistificazione' , era impossibile non lasciare, non abbandonare, non dimettersi . Come giustamente fanno notare le più importanti testate di tutto il mondo, dal 'New York Times' a 'Le Monde', sembra quasi irreale che Berlusconi si dimetta adesso. Sembra quasi irreale che si dimetta, lui che non si è dimesso lo scorso 14 dicembre quando è dovuto ricorrere a una ignobile compravendita di deputati per avere la fiducia in Parlamento, lui che non si è dimesso dopo gli scandali Ruby, D'Addario, Letizia ... e le ragazze dell' Olgettina... e il Bunga Bunga...,lui che non si è dimesso dopo le tangenti a Mills, dopo il caso Trani, dopo il falso in bilancio, lui che non si è dimesso dopo lo scandalo Lavitola. Ecco, questo è Berlusconi. Anzi, questo ed è altro (spaventosamente altro) è Berlusconi. Un uomo, un (ex) marito, un padre, un leader, un Premier che riesce quasi a far stupire in negativo delle sue legittime dimissioni, perché noi italiani, e noi mondo, forse ci aspettavamo che, anche questa volta, come è sempre stato, avesse continuato a mentire. E personalmente il sospetto, il terrificante sospetto, l'ho anche avuto ieri sera, quando quelle liberatorie dimissioni tardavano a venire. Ma alla fine ha dovuto dimettersi. Tuttavia adesso è bene chiarire alcuni punti. Lunedì, all'apertura dei mercati, l'Italia conoscerà indubbiamente una crescita, che sia di grandi o piccole proporzioni non importa, sarà una crescita che forse viaggerà sul vento della fiducia per una o forse due settimane. Ma lunedì, con il nuovo governo Monti, l'Italia non uscirà certo dalla crisi, perché sarà ovviamente il mondo a non uscire lunedì dalla crisi. Domani ci saranno ancora migliaia di persone senza lavoro, milioni di giovani precari, la scuola sarà sempre allo sfacelo e i servizi sanitari saranno ancora di una qualità talmente bassa da non appartenere neanche alla media degli standard europei (ovviamente tutto questo sarà pane per i denti di Minzolini, o di Ferrara, o di Fede, o di Sallusti, e degli altri lacchè basso-impero) Questa è la verità, nuda e cruda. Eppure ho intitolato questo post 'La Rinascita' e sono sempre più convinto che in effetti questa sia una rinascita e che noi stiamo vivendo un periodo storico quanto rivoluzionario. Ieri sera abbiamo assistito alla nostra personale presa della Bastiglia. Ieri sera , la folla in piazza, era la manifestazione libera e spontanea di un popolo che voleva liberarsi, che voleva appunto rinascere, è che oggi saluta l'Italia con un grido di ostentata felicità e soddisfazione. Ma a questo popolo, di cui io indubbiamente mi sento di far parte, voglio lanciare un messaggio, un messaggio che quindi ovviamente lancio anche a me stesso : Berlusconi non è stato il leader cattivo di un paese buono. Berlusconi è stato il leader cattivo di un paese cattivo. Berlusconi ha governato un'Italia che si affida alla criminalità organizzata, un'Italia che si ostina a guardare il "Grande Fratello" e i programmi di Maria de Filippi traendo da questi il proprio modello di comportamento, un'Italia che crede che la via più facile sia, sempre e comunque, quella della prostituzione. Berlusconi ha rappresentato per diciassette anni il vento che soffia costantemente su questo fuoco di sporcizia morale e civile alimentandolo sempre di più. Questo vento oggi non soffia più. Oggi rinasciamo perché questo vento non soffia più. Ma dobbiamo essere noi a spegnere il fuoco. Non è Monti che salverà l'Italia. L'Italia dovrà salvare l'Italia. E vorrei chiudere questo post con un concetto chiaro a cui lascio aperte le conclusioni. Ascolto e leggo da ieri sera il sempre più insistente accostamento tra la folla festante di ieri sera al Quirinale e la folla inferocita e giustamente delusa , che il 30 aprile del 1993 si trovò davanti all'hotel Raphael per lanciare monetine contro Craxi, segnando la fine della Prima Repubblica e di un'era politica macchiata inevitabilmente da Mani Pulite. Qualcuno dice che ieri sera è finita la Seconda Repubblica. Quella Repubblica che era cominciata con un discorso. Il discorso iniziava così "L' Italia è il paese che amo..."
mercoledì 9 novembre 2011
L' Ordine nuovo
Salve,
nascono oggi queste pagine, queste pagine di "Pensieri corsari", queste pagine di libera, scientifica e democratica discussione. I motivi che mi hanno spinto a iniziare questo progetto, e che spero rimangano sempre vivi in me affinché questo possa andare avanti, sono tanti e sono i motivi che forse accomunano, oggi più che mai, i cittadini di una società che sta spirando. Io sono un cittadino. Questo è un concetto tanto chiaro quanto fondamentale: io sono un cittadino, un cittadino vivente e operante in questa società, un cittadino che vuole adesso impegnarsi umilmente, in una battaglia culturale contro un sistema corrotto, armato soltanto della Libertà, e difeso solamente dalla Cultura. Sono stanco di vedere attorno a me, individui che non sono cittadini: individui pienamente inconsapevoli della loro funzione sociale e che inermi e passavi subiscono l'ingiustizia costante di una classe politica che vivacchia grazie all'ignoranza da loro stessi fomentata. Sono stanco, stanco e inorridito dalla disconoscenza tanto dei diritti quanto dei doveri che spettano a un cittadino. Lo Stato non è un'entità estranea a NOI. Lo Stato siamo NOI. La politica non è un'attività svolta da altri, la politica siamo NOI. Tutto ciò che facciamo o non facciamo è politica. Ed è proprio questo a preoccuparmi: il fatto che non facciamo proprio nulla. Lasciamo che ci portino via i nostri diritti fondamentali senza neanche alzare un dito, e quando lo alziamo, non lo facciamo impugnando la sacralità oggettiva delle nostra Costituzione, ma scatenando un inferno tra le strade della Capitale che puntualmente ci si ritorce contro, grazia alla retorica sempre populista dei nostri 'rappresentanti'. Lasciamo che ci portino via il diritto alla cultura uccidendo la scuola. Ed è proprio dalla scuola che dobbiamo ripartire se vogliamo costituire un 'Ordine nuovo'. Una società che funziona è innanzitutto una società in cui il dibattito critico è regolamentato dalle leggi dell'oggettività scientifica e si basa sull'esperienza intellettuale dell'individuo. Diciassette anni di Berlusconismo hanno distrutto tutto questo: gli italiani hanno perso il senso dell'oggettività, credendo che sia possibile esprimere qualsiasi concetto anteponendo la locuzione "secondo me". Un dibattito critico non è l'incontroscontro tra due verità meramente soggettive che non potranno mai incontrarsi in una sintesi superiore. Questo è il modello dei talk-show televisivi e io sono stanco. Stanco, stanco, stanco di vedere povera gente gridare e gridare ancora sputando in faccia all'avversario la 'propria verità' offendendo l'intelligenza dell'uditorio votante. A tutti coloro che continuano a difendere questo sistema ormai antico e più che mai corrotto e corrosivo, lancio un messaggio: l'Italia è in crisi. E se questo vi sembra un pensiero banale andate a (ri)sentire quello che l'attuale Premier, ha detto a Cannes... oppure (ri)ascoltate i miti dei fedeli lecchè del cavaliere su quale sia il PIL del nostro paese. L'Italia è in crisi, la scuola è in crisi, la sanità è in crisi, il pensiero è in crisi. Io sono un cittadino. Io ho paura. Queste sono le uniche due cose che so, le uniche due cose certe che posso dire sul mio presente di cittadino italiano. Sono un cittadino, un cittadino non defunto, ma vivo. Ho paura certo, ho paura perché vedo buio il presente, ma oscuro il futuro. Ho paura per le persone che mi sono accanto, ho paura per chi vive a stento, per chi è costretto a ricercare qualcosa nei cassonetti della spazzatura, ho paura per chi muore a causa di un'alluvione e ho paura per chi è arrabbiato, veramente arrabbiato contro questo sistema che non lo tutela affatto. Adesso è necessario creare un Ordine nuovo, è veramente necessario diventare, se non lo si è ancora, cittadini consapevoli di questa società ed insieme sperare che questa, agonizzante ora, si rianimi in futuro. Bisogna che ci rendiamo conto che se questa classe politica così com'è non ci va bene, possiamo e dobbiamo cambiarla. Vogliono farci credere che chi, per sventura, è stato delegato a rappresentarci in Parlamento possa sbagliare impunemente. Non è così. Il potere è nostro, il potere di cambiare spetta a noi e dobbiamo farlo, al più presto.
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