Senza che ce ne accorgessimo è accaduto che anche le parole
facessero la moda. E così si è sentito abusare del termine ‘moderato’ oltre
ogni limite, come si è sentito ripetere fino alla nausea la coppia
‘giustizialista’ e ‘garantista’. L’ultima, in ordine di tempo, di cui si sono
appropriati indebitamente i nostri politici è una parola chiave nel processo
democratico: Responsabilità. Cosa ancor più grave è che questa parola sia in
auge da quando il buffo Scilipoti disse di aver compiuto il suo ‘atto di
responsabilità’ passando tranquillamente dalle fila dipietriste dell’Idv a
quelle berlusconiane del Pdl, che nel frattempo si erano svuotate dei suoi componenti
finiani. È triste che io oggi debba ricordare il triste Scilipoti per
introdurre un post sulla Responsabilità. È triste, tristissimo. Grottesco più
che paradossale. Si chiede al paese ‘Responsabilità’ ma, se il nostro punto di
riferimento per ciò che concerne la Responsabilità è il triste Scilipoti, quale
futuro ci aspetta ? Il Cavaliere è caduto nel baratro che lui stesso ha scavato
in questi anni. Ora che non c’è più, è già il futuro. Ma Berlusconi potrebbe,
ahimè, mancare a molte persone. E non mi riferisco soltanto ai comici che ormai
da qualche anno non scrivevano praticamente più nulla di originale servendosi
solo per far ridere, di quello che combinava il Cavaliere. Berlusconi mancherà
a tutti coloro che non comprendono il vero significato del termine
‘responsabilità’ o, ancor peggio, considerano la ‘responsabilità’ in senso
scilipotiano (N.B. Responsabilità –in senso scilipotiano-: rivendicazione degli
interessi privati rispetto a quelli pubblici. Propensione a svendere la propria
persona e la propria ideologia, senza alcun ritegno per se stesso, nell’atto di
inseguire un pizzico di misera celebrità) . Berlusconi in fondo ci ha fatto
molto comodo. Giustamente lo abbiamo immolato a capro espiatorio sull’altare di
problemi che il suo operato ha realmente amplificato, ma in fondo si tratta di
problemi ancestrali, insiti nella cultura italiana dell’ultimo cinquantennio (e
forse anche di più). Analizziamo a titolo esemplificativo il problema dei
rapporti tra mafia e stato. Centocinquanta anni fa nacque il Regno d’Italia,
centocinquanta anni fa iniziarono inevitabilmente i rapporti tra mafia e Stato.
Niente di più vero, niente di più sconcertante. Che il governo Berlusconi abbia
avuto rapporti con la mafia è fuor di dubbio e il perché è semplice. La mafia
non cerca l’ideologia liberale o quella comunista. Non si insinua più
facilmente in un governo di destra rispetto a uno di sinistra. La mafia cerca
il potere. La mafia scende a patti con il potere. E in Italia, il potere è
stato incarnato in diciassette anni, tutto nella figura di Silvio Berlusconi. A
voi le conclusioni. Forse però adesso è arrivato il momento di chiudere con
tutto questo. Il ‘forse’ nella frase precedente è volutamente superfluo. Questi
ultimi diciassette anni ci hanno dimostrato quanto si può cadere in basso. Ma
sembra che noi italiani, di lezioni non ne abbiamo mai abbastanza (vedi : il
ventennio fascista, gli anni della DC e il craxismo). Questo è un nuovo periodo
di speranza. Roma è in fiamme, ma l’imperatore è caduto. Responsabilità
significa innanzitutto essere consci dei propri errori. In secondo luogo
significa misurare e accettare i propri limiti. In ultima istanza
Responsabilità significa sentirsi pienamente al centro di un progetto di
Ricostruzione. Noi tutti dobbiamo ricostruire l’Italia, questa povera Italia
così dilaniata e così vituperata. Responsabilità significa uscire dallo stato
di minorità in cui siamo stati rinchiusi fino ad oggi, comprendere che non c’è
più nessun capro espiatorio, non c’è più alcuna giustificazione che valga
adesso. Adesso siamo noi, con le nostre responsabilità a dover costruire e a
dover crescere.
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