Un poeta dei nostri tempi ha cantato questo verso secondo me
esemplare tanto per il nostro passato recente quanto per il nostro futuro: “Le
barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di
progresso”. Giovedì i giovani hanno
manifestato nelle piazze delle più grandi città italiane, da Milano a Palermo,
da Firenze a Roma, passando per Torino hanno espresso il loro disappunto vero
il ‘governo dei banchieri’. Fortunatamente questo 17 novembre delle varie città
italiane non è passato e di certo non passerà alla storia come il nefasto 15
ottobre scorso, quando le frange più estreme, ma oserei dire anche più stupide,
dei movimenti di protesta, hanno offerto a Roma una semplice e gratuita
dimostrazione di che cosa sia capace l’ignoranza dell’uomo. Nel precedente post
si è parlato di ‘rabbia’ popolare, e seppur con le dovute cautele, si è cercata
e si è trovata una motivazione a questa ‘rabbia’. Ma attenzione: quello che è
successo a Roma non ha nulla a che vedere con l’indignazione del popolo. Chi ha
messo a ferro e fuoco la Capitale per cinque giorni ha un aggettivo nella
lingua italiana che lo ben identifica: fascista. Quelli che hanno spaccato le
vetrine dei negozi, hanno bruciato le automobili di quattro poveri cristi e
hanno lanciato estintori contro le forze dell’ordine non sono black bloc, non
sono no-global. Sono fascisti, ed ora di cominciare a chiamare le cose con il
loro nome. Nel momento in cui la convinzione ideologica si trasforma in
presunzione violenta e borghese stiamo parlando di fascismo. Sono pienamente
convinto del fatto che chi ha messo a ferro e fuoco Roma non abbia ideologie
politiche sociali, di sinistra e progressiste. Sono convinto altresì del fatto
che i protagonisti di quei cinque giorni di guerriglia non sono neanche
militanti di partiti di destra. Sono appunto, semplicemente fascisti. Non
lasciatevi confondere da chi vuole far passare un’immagine falsa e
mistificatoria delle ideologie in campo politico. Il fascismo non è il
contrario del comunismo per il semplice fatto che il primo, al contrario del
secondo, non è un’ideologia politica basata su un pensiero sostanziale. Il
fascismo è la distruzione, la negazione sistematica e violenta di qualsiasi
ideologia, di qualsiasi movimento democratico e critico. Quindi, viene da sé il
motivo per cui quello che è successo a Roma è l’espressione fascista di giovani
fascisti. Hanno, con la loro violenza, fatto in modo che la manifestazione
pacifica che era stata organizzata contro la crisi e contro i posti della
politica non si svolgesse e non si esprimesse. E non solo hanno permesso che la
manifestazione pacifica non si esprimessi (se si fossero fermati qui si sarebbe
anche potuto dire che sia stata l’azione di una frangia estremista del
movimento). Hanno fatto di più. Questi ‘eroi della rivoluzione’ (provate a
parlare con uno di loro. Sentirete che si sentono realmente degli eroi) hanno
asservito il potere con la loro guerriglia perché manifestando in modo
violento, spaccando vetrine, bruciando auto di poveri cristi e lanciando
estintori contro le forze dell’ordine hanno fatto sì che i ‘benpensanti’
moralisti della nostra povera patria, i bersagli della vera manifestazione
pacifica, quei politici malsani e corrotti del nostro Parlamento, potessero
sottolineare il fallimento e la violenza delle ideologie che la manifestazione
portava in piazza. Le barricate in piazza si fanno per conto della borghesia
che crea falsi miti di progresso. Ma quale rivoluzione? Hanno asservito il
potere più di quanto possa fare Emilio Fede in una settimana di telegiornale,
più di quanto posso fare Minzolini in dieci editoriali, più di quanto possa
fare Sallusti in cinque titoloni scandalistici del suo giornale, e più di
quanto possa fare la Santachè in un paio
di apparizioni nei programmi di Santoro. Questo post non è un post
anacronistico. È vero, si parla di una manifestazione avvenuta un mese fa e se
ne parla oggi che forse sarebbe più opportuno affrontare temi riguardanti il
nuovo governo Monti. Ma ci sarà tempo per affrontare questi temi. Adesso, oggi
mi premeva esprimere un messaggio: la rabbia popolare c’è, cresce, io la sento,
io sento di fare parte di un movimento di protesta che soffia continuo e che
non si ferma. Ma la protesta deve essere, oltre che attenta e civile, anche
mirata e accurata. Quello che è successo a Roma è l’esempio lampante di ciò che
non deve accadere, di ciò che la popolazione civile e democratica deve a tutti
i costi evitare se vuole che il proprio messaggio sociale passi indenne dalle
furbesche manipolazioni dei detrattori della politica sociale.
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