martedì 22 novembre 2011

La Ribellione


Un poeta dei nostri tempi ha cantato questo verso secondo me esemplare tanto per il nostro passato recente quanto per il nostro futuro: “Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso”.  Giovedì i giovani hanno manifestato nelle piazze delle più grandi città italiane, da Milano a Palermo, da Firenze a Roma, passando per Torino hanno espresso il loro disappunto vero il ‘governo dei banchieri’. Fortunatamente questo 17 novembre delle varie città italiane non è passato e di certo non passerà alla storia come il nefasto 15 ottobre scorso, quando le frange più estreme, ma oserei dire anche più stupide, dei movimenti di protesta, hanno offerto a Roma una semplice e gratuita dimostrazione di che cosa sia capace l’ignoranza dell’uomo. Nel precedente post si è parlato di ‘rabbia’ popolare, e seppur con le dovute cautele, si è cercata e si è trovata una motivazione a questa ‘rabbia’. Ma attenzione: quello che è successo a Roma non ha nulla a che vedere con l’indignazione del popolo. Chi ha messo a ferro e fuoco la Capitale per cinque giorni ha un aggettivo nella lingua italiana che lo ben identifica: fascista. Quelli che hanno spaccato le vetrine dei negozi, hanno bruciato le automobili di quattro poveri cristi e hanno lanciato estintori contro le forze dell’ordine non sono black bloc, non sono no-global. Sono fascisti, ed ora di cominciare a chiamare le cose con il loro nome. Nel momento in cui la convinzione ideologica si trasforma in presunzione violenta e borghese stiamo parlando di fascismo. Sono pienamente convinto del fatto che chi ha messo a ferro e fuoco Roma non abbia ideologie politiche sociali, di sinistra e progressiste. Sono convinto altresì del fatto che i protagonisti di quei cinque giorni di guerriglia non sono neanche militanti di partiti di destra. Sono appunto, semplicemente fascisti. Non lasciatevi confondere da chi vuole far passare un’immagine falsa e mistificatoria delle ideologie in campo politico. Il fascismo non è il contrario del comunismo per il semplice fatto che il primo, al contrario del secondo, non è un’ideologia politica basata su un pensiero sostanziale. Il fascismo è la distruzione, la negazione sistematica e violenta di qualsiasi ideologia, di qualsiasi movimento democratico e critico. Quindi, viene da sé il motivo per cui quello che è successo a Roma è l’espressione fascista di giovani fascisti. Hanno, con la loro violenza, fatto in modo che la manifestazione pacifica che era stata organizzata contro la crisi e contro i posti della politica non si svolgesse e non si esprimesse. E non solo hanno permesso che la manifestazione pacifica non si esprimessi (se si fossero fermati qui si sarebbe anche potuto dire che sia stata l’azione di una frangia estremista del movimento). Hanno fatto di più. Questi ‘eroi della rivoluzione’ (provate a parlare con uno di loro. Sentirete che si sentono realmente degli eroi) hanno asservito il potere con la loro guerriglia perché manifestando in modo violento, spaccando vetrine, bruciando auto di poveri cristi e lanciando estintori contro le forze dell’ordine hanno fatto sì che i ‘benpensanti’ moralisti della nostra povera patria, i bersagli della vera manifestazione pacifica, quei politici malsani e corrotti del nostro Parlamento, potessero sottolineare il fallimento e la violenza delle ideologie che la manifestazione portava in piazza. Le barricate in piazza si fanno per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso. Ma quale rivoluzione? Hanno asservito il potere più di quanto possa fare Emilio Fede in una settimana di telegiornale, più di quanto posso fare Minzolini in dieci editoriali, più di quanto possa fare Sallusti in cinque titoloni scandalistici del suo giornale, e più di quanto possa fare  la Santachè in un paio di apparizioni nei programmi di Santoro. Questo post non è un post anacronistico. È vero, si parla di una manifestazione avvenuta un mese fa e se ne parla oggi che forse sarebbe più opportuno affrontare temi riguardanti il nuovo governo Monti. Ma ci sarà tempo per affrontare questi temi. Adesso, oggi mi premeva esprimere un messaggio: la rabbia popolare c’è, cresce, io la sento, io sento di fare parte di un movimento di protesta che soffia continuo e che non si ferma. Ma la protesta deve essere, oltre che attenta e civile, anche mirata e accurata. Quello che è successo a Roma è l’esempio lampante di ciò che non deve accadere, di ciò che la popolazione civile e democratica deve a tutti i costi evitare se vuole che il proprio messaggio sociale passi indenne dalle furbesche manipolazioni dei detrattori della politica sociale. 

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